Casale con piscina in Val d'Orcia

 

 

 

La Fauna
IL CINGHIALE MAREMMANO
Famoso per la sua tenacia, per la sua forza e, contemporaneamente, per la sua carne pregiata, il cinghiale maremmano è da sempre considerato una delle prede più ambite ed un fiero avversario nella caccia alla grossa selvaggina. Nonostante l’aspetto goffo è molto rapido nella corsa e un agile nuotatore, dotato di udito e olfatto sensibilissimi. Ha pelo ispido e scuro, il corpo è massiccio e squadrato, dotato di grandissima forza e resistenza. Caratteristica inconfondibile è la testa che è notevolmente più grande e massiccia rispetto al corpo e ha il grugno allungato.La dentatura adatta ad una alimentazione onnivora permette di triturare alimenti vegetali (erba, radici, tuberi, frutti, granaglie, è particolarmente goloso di ghianda) ma anche lo sfibramento delle carni (si nutre anche di invertebrati, piccoli mammiferi e talvolta anche di carcasse di animali di dimensioni maggiori). La peculiarità della dentatura del cinghiale sono i canini inferiori, le zanne. Forse rappresentano la sua caratteristica più conosciuta, più temuta e più ripresa dall'immaginario collettivo. Questi denti sono a crescita continua, ma nella femmina restano comunque di dimensioni ridotte, mentre nel maschio crescono fino a sporgere ricurve verso l’alto vistosamente al di fuori della bocca, sovrastando il muso con aria minacciosa. Tipica del cinghiale è l’abitudine di grufolare scavando nel terreno alla ricerca di cibo, ma le zanne non servono solo a questo, sono anche efficaci strumenti di difesa.Un’altra abitudine del cinghiale è l’insoglio: un bagno di acqua e fango utile per rinfrescarsi durante l’estate e per liberarsi dai parassiti.La sua pelle spessa e dura è utile per proteggerlo oltre che dagli insetti anche dal freddo, da eventuali ferite e addirittura dai morsi di vipera.Il cinghiale maremmano vive oltre 10 anni, è di taglia piccola e poco prolifico (raramente più di 3 cuccioli a figliata), i cuccioli nascono dopo una gestazione di circa 4 mesi, le femmine vivono in branchi, talvolta anche numerosi, composti, oltre che dalle femmine, dai piccoli e dai giovani maschi.All’interno del branco l’ordine è dettato da complessi rapporti gerarchici, ed i piccoli vengono allevati e difesi da tutte le scrofe. I maschi adulti, invece, vivono solitari e si ricongiungono al branco solo durante il periodo degli accoppiamenti, che in genere è tra ottobre e gennaio.

L'ASINO AMIATINO
L'Amiata è una razza di asino molto antica, originaria del continente africano, evolutasi in Toscana, in particolare sul monte Amiata.
Asini amiatini sono stati raffigurati anche da Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova. Oggi la specie, nonostante il recupero e il registro nell'anagrafe di molti esemplari selezionati e autoctoni, è in via di estinzione.
L'Amiata è una razza antica; nella zona del Monte Amiata da cui prende il nome era usato come bestia da soma, da tiro ma anche come cavalcatura; infatti, l'asino fin dall'antichità era usato come animale da trasporto di cose e persone più del cavallo, per la sua resistenza e agilità anche in zone collinari e la sua docilità.
L'Amiata ha caratteristiche morfologiche uniche.
Il manto grigio presenta la tipica croce nera che scende dal garrese alle spalle. Ha un corpo asciutto e muscoloso, orecchie dritte e bordate di scuro, muso dall'estremità sbiancata, groppa spiovente e collo robusto.
Gli arti sono zebrati e, come in altre specie di ungulati tipici delle zone di montagna, sono corti e forti.
La femmina ha un'altezza al garrese tra i 119 e i 142 cm, mentre il maschio tra i 123 e i 147 cm.
In cattività può vivere anche 40 anni.

LA LEPRE
È un animale dalla forma piuttosto slanciata, con arti posteriori più lunghi di quelli anteriori, particolarità che, insieme al potente retrotreno, gli conferisce la velocità e l'abilità di un grande corridore e saltatore. Il muso è caratterizzato da due grandi occhi gialli e lunghe vibrisse bianche. Gli occhi sono posti ai lati del capo e questa posizione consente all'animale di avere un campo visivo molto ampio, anche se la sua vista è modesta. Il senso dell'udito è invece particolarmente sviluppato: la mobilità degli ampi padiglioni auricolari gli permette di percepire e localizzare rumori anche minimi.
Il pelo ha una colorazione fulva che va dal giallo-bruno al grigio-bruno sul dorso, mentre il ventre è sempre bianco-grigiastro. Le orecchie gigantesche (sono lunghe circa 15 cm) hanno la punta nera, mentre la coda a fiocco è bianca con un pennacchio nero all'estremità. Sulla testa sono assenti le caratteristiche brizzolature nere che abbondano invece sul dorso, mentre attorno agli occhi è presente un cerchio bruno. D'inverno la colorazione del pelo tende ad assumere tonalità più vicine al grigio.La lepre è un animale dalle abitudini crepuscolari e notturne; può però essere osservata anche di giorno, sia pure piuttosto di rado e nei luoghi poco disturbati o in giorni particolarmente nuvolosi. A differenza dei conigli, la lepre non scava tane in profondità, ma si rifugia in anfratti naturali o in buche superficiali del terreno, profonde al massimo una ventina di centimetri. In queste buche l'animale si accoccola mimetizzandosi perfettamente col terreno circostante, grazie al suo mantello altamente mimetico. È un animale molto timido e cauto: quando, grazie ai propri sensi assai sviluppati, si accorge di un potenziale pericolo, non scappa immediatamente (rischiando di attrarre l'attenzione su di sé), bensì tende a congelare i propri movimenti e a rimanere perfettamente immobile nell'intento di mimetizzarsi con l'ambiente circostante. Se però l'eventuale nemico si avvicina troppo, con un veloce balzo (fino a 1,5 m in altezza e 2,5 m in lunghezza) l'animale esce allora allo scoperto e inizia la fuga, che spesso avviene in direzione zigzagante per confondere le idee all'assalitore. Durante la corsa, l'animale può raggiungere anche i 60 km orari.

IL FAGIANO
Si tratta di un uccello di taglia medio-grande: lunghezza del maschio 70–80 cm, della femmina 60 cm; peso fino a 1800-1900 g. Le sue dimensioni sono pertanto paragonabili a quelle di un pollo domestico.Caratteristica comune a quasi tutti i maschi sono il capo e il collo verde scuro iridescente, la zona intorno all'occhio e le guance nude e caruncolose, con bargigli pendenti, e i due "cornetti" auricolari a mo' di orecchie, sporgenti orizzontalmente sul retro del capo. Il piumaggio del resto del corpo combina generalmente varie tonalità cromatiche, dal giallo ocra splendente al bruno-rame, spesso con orlature e spigature nere su ogni penna, che conferiscono disegni caratteristici; il groppone, a seconda del gruppo di appartenenza, può essere grigio-azzurrino o marrone. Le copritrici alari e le remiganti sono grigio-terra o isabella barrate di bruno-nero; le timoniere, di cui le centrali sono molto allungate e terminanti a punta, sono bruno-dorate con barre nere trasversali.Il piumaggio della femmina, analogamente a molte altre specie di Fasianini, è molto mimetico e consiste in una base grigio-terra uniforme con barrature e screziature brune e nerastre; un piumaggio di questo tipo è indispensabile durante la cova. La coda delle femmine è inoltre più corta di circa un terzo rispetto a quella dei maschi. il Fagiano comune ha dimostrato tuttavia una spiccata adattabilità e flessibilità ambientale, colonizzando disparati ambienti in tutti i luoghi in cui è stato introdotto, dalle valli fluviali, ai campi coltivati, fino ai parchi e giardini urbani di diverse città italiane. Questo uccello è comunque molto legato, specie nelle aree dove è stato introdotto, alle coltivazioni dell'uomo, nonché alla presenza di alberi o arbusti per l'appollo notturno.La maggior parte della dieta del Fagiano comune si compone di semi di graminacee spontanee o coltivate e, in misura minore, di altro materiale vegetale. Frutti come i pomodori o i chicchi di mais immaturi vengono consumati in estate per ovviare con il succo e il lattice alla carenza d'acqua, più che come nutrimento. Occasionalmente, i Fagiani possono integrare la loro dieta catturando insetti e altri invertebrati.Il canto del maschio è composto di due note alte e grattate, con l'accento sulla prima sillaba, più lunga, emesse drizzando il busto e il collo e seguite da un breve frullo d'ali. Può essere udito a oltre 1 km di distanza. Entrambi i sessi, se disturbati, si involano fragorosamente emettendo un rumoroso e continuo chiacchiericcio.

LA POIANA
E' un uccello rapace che vive in zone non particolarmente fredde.
Preferisce i boschi, ma di solito caccia in territori aperti.
Ha una lunghezza tra i 51 e i 57 cm con una apertura alare dai 110 ai 130 cm , rendendolo un predatore di medie dimensioni.
È un rapace di forme compatte con ali ampie e arrotondate e una coda piuttosto corta. Il colorito è bruno scuro superiormente e molto variabile inferiormente; solitamente la superficie inferiore delle ali è bruna leggermente barrata di nerastro con macchia scura al polso e area chiara sfumata al centro, mentre la coda presenta numerose sottili barre scure.
In volo la testa appare incassata fra le spalle e le ali sono tenute leggermente rialzate (profilo frontale a forma di "V" aperta).
Posata appare tozza con il capo incassato fra le spalle. Mangia soprattutto piccoli mammiferi e, talvolta, carogne di animali.
La poiana costruisce un solo nido sugli alberi e su rocce isolate. La femmina depone solitamente 2 o 3 uova nel nido tra marzo e maggio. Le uova sono bianche con macchiettature grigie o brune. La cova dura solitamente 34 giorni, e si alternano sia i maschi che le femmine. I piccoli restano nel nido per i successivi 40-50 giorni.

L'UPUPA
Il nome di questo uccello deriva dall'onomatopea latina del verso che soprattutto i maschi sono soliti emettere durante il periodo riproduttivo, e che suona come un cupo hup-hup-hup trisillabico.L'upupa è sicuramente uno degli uccelli più appariscenti diffusi alle nostre latitudini: la colorazione molto accesa, rosso-arancio con ali e coda a bande bianche e nere, il lungo becco leggermente ricurvo e la cresta erettile sulla testa risultano inconfondibili fra gli uccelli nostrani, sebbene risulti abbastanza difficile avvistare un'upupa in virtù delle sue abitudini schive e della sua predilezione per le aree rurali e scarsamente antropizzate.L'aspetto è molto caratteristico. L'upupa presenta un becco molto lungo (da due a tre volte il cranio, a seconda della sottospecie) e leggermente ricurvo verso il basso, più largo alla base, di colore bruno scuro o nero con base color carnicino: la testa è sormontata da un ciuffo erettile di penne. Le ali sono tozze e di forma arrotondata, più grandi in proporzione nelle sottospecie che sono solite migrare: la coda è lunga e stretta. Le zampe sono piuttosto tozze e forti, di colore carnicino-grigiastro, sono munite di quattro dita, tre rivolte anteriormente e uno rivolto posteriormente: ciascun dito è provvisto di un'unghia leggermente ricurva. Gli occhi sono piuttosto piccoli, di colore bruno scuro o nero, con pupilla rotonda.Il piumaggio è anch'esso inconfondibile, di colore bruno-arancio uniforme su tutto il corpo, con tendenza a sbiadirsi e schiarirsi nella regione pettorale e ventrale fino a diventare bianco su basso ventre, zampe e sottocoda: le penne del ciuffo cefalico presentano punta nera, mentre la metà distale delle ali e la coda sono nere con bande orizzontali bianche il cui numero e spessore variano sia individualmente che a seconda della sottospecie. La tonalità del piumaggio varia anch'essa individualmente a seconda della dieta dal grigio-brunastro al color ruggine, ma solitamente è caratteristica per le varie popolazioni ed è un importante strumento per individuare la sottospecie a cui appartiene l'animale. Le femmine possiedono piumaggio simile ai maschi, circa non presenza accennata di una mascherina di colore più scuro attorno a occhi e becco.L'upupa è un uccello prevalentemente diurno, che ha il suo picco d'attività nelle ore pomeridiane: passa la maggior parte del suo tempo muovendosi al suolo alla ricerca di cibo.
In caso di passaggio di un predatore (ad esempio un uccello rapace), l'upupa si appiattisce al suolo aprendo le ali e la coda e tenendole basse sul terreno, e al contempo alzando la testa verso l'alto: questa postura, mettendo ben in mostra le bande bianche e nere di ali e coda, avrebbe la funzione di rompere il contorno dell'animale e confondere i predatori. Tuttavia, sono state osservate numerose upupe mettersi in questa posizione senza apparente motivo di pericolo, e pertanto si è propensi a credere che essa abbia anche (se non unicamente) la funzione di esporre la maggior superficie possibile del corpo dell'animale ai raggi solari, permettendogli di compiere dei veri e propri bagni di sole.Spesso l'upupa può essere osservata anche fare bagni di sabbia o di polvere, arruffando le penne ed aiutandosi col becco ai bordi delle strade sterrate: questi hanno lo scopo di liberarsi degli eventuali parassiti che possono infestare le penne.Il volo è molto caratteristico, in quanto grazie alle tozze ali profondamente digitate che l'animale batte a intervalli regolari, esso procede secondo percorsi sinusoidali, in maniera simile a una grossa farfalla. La forma delle ali consente però all'animale di compiere scarti improvvisi e ripetuti anche in rapida successione, liberandosi facilmente di eventuali inseguitori.L'alimentazione dell'upupa si basa quasi esclusivamente sugli insetti: vengono preferiti grilli, grillotalpa, coleotteri, larve e bruchi di varie specie, oltre a formiche, cavallette e crisalidi. Più raramente, questi animali si cibano anche di altri invertebrati come lombrichi, molluschi e ragni. L'animale non disdegna di tanto in tanto di integrare la propria dieta anche con piccoli vertebrati (principalmente lucertole neonate e piccoli anfibi), uova e anche nidiacei di uccelli che nidificano al suolo, oppure con materiale di origine vegetale, come bacche e meno frequentemente anche granaglie.

L'ASSIOLO
Questo rapace vive di norma solitario, talora in piccoli gruppi. L'assiolo è un uccello attivo soprattutto di notte con un profilo di attività di due fasi. Il punto principale della sua attività raggiunge il culmine prima di mezzanotte. Tra le 0 e le 2 viene attivata perlopiù una fase di pausa. Al tramonto o poco dopo il gufo termina la sua fase di pausa, alle prime luci dell'alba si ritira nel suo rifugio sempre ben riparato e trascorre la giornata di solito senza particolare movimento. Frequenti pause di pulizia interrompono questo periodo di riposo; sono stati osservati, sia pure raramente, veri e propri bagni di sole o di sabbia.Il volo di perlustrazione è diretto e quasi senza rumore. Si distingue in maniera evidente da quello della civetta nana, che si svolge invece a forma di onda. In situazioni di minaccia l'assiolo assume una posizione a grande altezza, mimetizzandosi.In tale posizione resta immobile per lungo tempo, lasciando che il nemico potenziale si avvicini. Solo quando è molto vicino spicca il volo, cambiando posto e riassumendo immediatamente la postura mimetica. In mancanza di possibilità di fuga, l'assiolo mostra una varietà di atteggiamenti aggressivi, come soffiare, far battere il becco o sgranare gli occhi in modo asincrono, che possono sfociare in attacchi diretti con artigli e becco.Il canto dell'assiolo è inconfondibile: è un "djü" o "chiù" (che gli ha valso lo stesso nome) non particolarmente forte, un po' nasale e quasi sempre monosillabico quasi come fosse una sonda, che spesso viene ripetuto per ore con un intervallo che va dai due ai 3,5 secondi. A volte alla nota principale viene preceduto un suono iniziale, tanto che il richiamo appare bisillabico. Il richiamo del rospo ostetrico al contrario sembra un "ü" senza modulazione e sembra più chiaro. Assomiglia vagamente allo scampanellare degli animali da gregge. Poiché l'assiolo muove il capo durante il canto, è difficile da localizzare in base ai suoi richiami. L'attività di canto comincia poco dopo il tramonto e finisce all'alba; dopo mezzanotte l'attività di richiamo diminuisce chiaramente per una o due ore. Le femmine e i maschi cantano spesso in duetto, la femmina chiama con un'intonazione un po' più alta e un po' meno regolarmente del maschio. In caso di disturbo soprattutto vicino alle caverne si può essere colpiti con il becco, in una maniera singolare tipica dei gufidi.L'assiolo è soprattutto un cacciatore di insetti. Le cicale, le cavallette e i maggiolini sono fra le sue prede prevalenti. Inoltre si nutre anche di lombrichi. Tra le prede vi sono solo in misura minore uccelli e rospi e solo raramente caccia i topi ed altri piccoli mammiferi.La preda viene adocchiata da una posizione bassa e sbattuta a terra. Solo raramente caccia durante il volo o da terra. Non è ancora noto con quale tecnica di caccia attacchi gli uccelli.

IL CAPRIOLO
Il capriolo è diffuso in boschi aperti in cui il sottobosco sia fitto e che siano inframmezzati da radure e zone cespugliose, sia in pianura (anche dove questa è coltivata e pure dove l'agricoltura è intensiva purché trovi boscaglie dove rifugiarsi), sia in collina, sia in montagna, sia nelle zone umide.Il capriolo è un cervide di piccole dimensioni, dal mantello fulvo in estate. La gola e le parti ventrali e la regione perianale, detta specchio anale, sono bianche. La coda è cortissima e non emerge dal pelo, anche se nella femmina c'è un ciuffo di peli che ricopre la vulva. Il maschio possiede piccoli palchi (con questo termine vengono indicate le corna dei cervidi) con tre sole punte; questi cadono ogni anno (da ottobre a dicembre) e ricrescono alla fine dell'inverno. I palchi sono costituiti di una sostanza cartilagenea e, una volta caduti, i palchi sono preda di altri animali che se ne nutrono. Un capriolo è lungo tra 90 e 130 cm, e alla spalla è alto tra 55 e 77 cm. Pesa circa tra i 10 e i 27 kg.Nel periodo che va dalla tarda primavera all'inizio dell'estate (maggio-giugno) le femmine partoriscono, normalmente, 2 piccoli, raramente uno o tre, dal caratteristico mantello bruno fittamente maculato. Molto spesso, le femmine lasciano il cucciolo nascosto nell'erba alta, mentre loro vagano nei paraggi in cerca di cibo.Il periodo degli amori va da metà luglio a fine agosto ed il corteggiamento è costituito da una serie di inseguimenti da parte del maschio nei confronti della femmina.La gestazione dura circa 9 mesi e mezzo; infatti l'ovulo, una volta fecondato, si impianta nell'utero materno, ma rimane quiescente fino a dicembre, quando riprende a svilupparsi.Con l'arrivo dell'autunno, poi, anche i maschi si riuniscono ai branchi di femmine e spesso occupano un posto in fondo alla gerarchia.I giovani raggiungono la maturità sessuale dopo il primo anno di vita a circa 14 mesi di età.Può raggiungere un'età massima di 12-18 anni.


IL TASSO
Il tasso è un animale gregario che vive in gruppi famigliari entro grandi tane con complicate gallerie, camere sotterranee e molteplici entrate.
Queste complesse tane possono essere usate da piu' generazioni sucessive di tassi che fanno aggiunte e modifiche.
I tassi raccolgono il materiale tapezzante (principalmente erba, fieno e foglie) nelle "camere da letto", portandolo talvolta all'aria aperta al mattino presto.
Attorno alle tane vi sono aree predisposte per il gioco.
I confini del territorio di un gruppo sono segnati da buche che vengono utilizzate da latrine.
I tassi, in genere notturni, escono dalle tane al crepuscolo.
Animali allegri, giovani e adulti giocano insieme rinforzando così i legami sociali assai importanti per animali che vivono in gruppo.I tassi si nutrono di grandi quantità di lombrichi e di piccoli animali, ma anche di bulbi e di frutti, essendo onnivori.
Si accoppiano d'estate quando l'attività sociale è più intensa ma la generazione delle uova fecondate inizia più tardi per assicurare che le nascite (2-4 piccoli) avvengano in primavera.


IL GATTO SELVATICO
Il gatto selvatico somiglia, sotto molti aspetti della morfologia, al gatto domestico. Sebbene le razze addomesticate presentino una grande varietà di forme e colori, la specie selvatica è di colore variabile dal giallo chiaro al marrone con strisce o macchie nere. Le regioni inferiori sono color grigio chiaro e talvolta sono marcate da macchie nere. Sono stati avvistati anche esemplari melanici (completamente neri), ma si tratta probabilmente del frutto di incroci con gatti domestici.Il gatto selvatico misura 36,5–80 cm di lunghezza, ai quali vanno sommati altri 21–45 cm di coda. L'altezza alla spalla è di 25–45 cm. Il peso varia sensibilmente, dal momento che le sottospecie più piccole possono pesare meno di 1,6 kg e quelle più grandi raggiungere i 13 kg, sebbene siano pochi gli esemplari che superano gli 8 kg. Quasi tutti gli esemplari, tuttavia, pesano tra i 3 e i 6 kg. Il gatto selvatico è estremamente cauto nei confronti dell'uomo e cerca sempre di non avvicinarsi alle zone abitate. È una creatura solitaria e ciascun esemplare difende un proprio territorio di 1,5–12 km², a seconda dell'ambiente locale. I maschi tendono a possedere territori più estesi delle femmine, e il loro areale si sovrappone a quello di tre-sei femmine vicine. Gatti selvatici di ambo i sessi marcano i propri territori depositando feci in luoghi esposti e rilasciando marcature odorose spruzzando urina, strofinando le guance e grattando il terreno.Il gatto selvatico è essenzialmente carnivoro; insetti e vegetali costituiscono solo una piccolissima parte della sua dieta. Le prede preferite del Gatto Selvatico sono piccoli mammiferi, in particolare roditori e conigli, clucertole e gli uccelli. È, tuttavia, un predatore opportunista, che in vari casi è stato visto anche divorare anfibi, pesci e perfino piccoli di capriolo.I gatti selvatici si riproducono generalmente un'unica volta all'anno, sebbene possa essere partorita una seconda nidiata se tutti i componenti della prima muoiono.

L'ISTRICE
L'istrice o porcospino ha una lunghezza media di 60–82 cm, possiede una coda lunga 8–17 cm e pesa dai 13 ai 30 kg. Il pelo è setoloso e nerastro sul corpo, mentre la testa è di colore marroncino e sulla gola è presente una banda bianca a forma di mezzaluna. La testa è grande e dal muso arrotondato, con piccoli occhi neri ed altrettanto piccole orecchie e lunghe vibrisse.Ciò che maggiormente caratterizza l'animale è la presenza sul dorso di una quantità di aculei, che altro non sono che peli modificati: essi sono lunghi una ventina di centimetri ciascuno sul dorso e fino a 35 cm sui fianchi, striati alternativamente di bianco e di nero, e grazie a muscoli piloerettori e pellicciai sono erettili. Sulla coda l'animale ha inoltre altri peli cavi a forma di calice, che utilizza a mo' di sonaglio per avvertire gli eventuali aggressori. Su testa e nuca, invece, l'animale non possiede aculei ma solo peli setolosi bianchi posti a mo' di cresta erettile, sicché un eventuale aggressore può facilmente venire ingannato quando l'animale rizza contemporaneamente peli ed aculei. La credenza popolare racconta che l'istrice sia in grado di scagliare i propri aculei, ma questo non è vero. Gli aculei si staccano facilmente per poter trafiggere l'avversario e capita che quando li rizza per difesa, alcuni di essi si stacchino grazie alla contrazione dei muscoli.Si tratta di animali dalle abitudini principalmente notturne ed assai schivi, tanto che durante le notti di luna piena evitano con cura gli spiazzi aperti, dove potrebbero essere avvistati con facilità: durante il giorno riposano in spaccature delle rocce od in tane che scavano nel terreno grazie ai robusti unghioni delle zampe anteriori, oppure che ottengono occupando rifugi di altri animali.Durante l'inverno, se il clima è rigido, l'animale non esce dalla propria tana, tuttavia la specie non è solita andare in letargo.
Quando l'animale è spaventato o eccitato, drizza contemporaneamente gli aculei e i peli della nuca, dando l'impressione di essere assai più grande e robusto di quanto in realtà non sia; essendo gli aculei attaccati piuttosto blandamente alla radice, rimangono conficcati nella pelle di un eventuale aggressore. Se la minaccia persiste l'istrice comincia a pestare rumorosamente i piedi sul terreno ed ad agitare la coda munita di aculei a sonaglio, infine se messa alle strette, carica l'aggressore, con esiti anche letali. L'aculeo ha infatti una struttura lievemente seghettata, che ne rende difficile e dolorosa l'estrazione, in particolare per gli animali sprovvisti di pollice opponibile, tanto che spesso sono costretti a spezzare gli aculei conficcati nella pelle, col possibile rischio di infezioni.
Si tratta di animali essenzialmente erbivori: si nutrono prevalentemente di tuberi e bulbi, che ottengono scavando nel terreno con le robuste zampe a colonna, ma non disdegnano di rosicchiare anche cortecce morbide, frutti caduti al suolo e, anche se assai sporadicamente, insetti. In prossimità di aree coltivate a patate o mais, spesso questi animali si danno nottetempo al saccheggio.L'istrice è, inoltre, ghiottissima d'uva, di cui fa scorpacciate riempiendosi la bocca coi grappoli più bassi o caduti ed in via di fermentazione e risucchiandone gli acini senza staccare il graspo dalla pianta.La stagione riproduttiva è limitata al periodo caldo, anche se esemplari in cattività possono riprodursi durante tutto l'arco dell'anno, se si mantengono condizioni climatiche omogenee. Il ciclo estrale della femmina dura circa 35 giorni e la gestazione quattro mesi, al termine dei quali viene dato alla luce un unico cucciolo.In cattività, può vivere fino a 21 anni.

LA VOLPE
Le volpi sono piccoli Canidi con il muso appuntito, cranio leggero e piuttosto appiattito, orecchie larghe e coda molto pelosa.
La loro taglia a una lunghezza totale del corpo di 72-100 cm, una lunghezza della coda di 25-35 cm e un peso di 9-10 kg.
Il mantello è perlopiù arancio-rossiccio.
Hanno una dieta molto varia che consiste di piccoli ungulati, conigli, lepri, roditori e uccelli, ma anche di invertebrati come scarafaggi, cavallette e lombrichi.
Sono state anche viste volpi intente a pescare sguazzando in stagni poco profondi.
Quando è la stagione, il 90% della dieta può essere costituito da more, mele e dai vari frutti selvatici.
Le volpi si riproducono una volta all'anno.
Il numero dei cuccioli è normalmente da 1 a 6 per cucciolata; a seconda dell'ambiente.